Isabelle, 8 anni prima
Aprii gli occhi di scatto.
Udii un rumore fastidiosissimo, simile a un treno ad alta corsa nelle mie orecchie. La testa mi era pesante.
Mi guardai attorno, freneticamente, accorgendomi di essere in ginocchio nel bel mezzo di un centro commerciale. Da sola.
Avevo la nausea. Mi mancava il respiro. Tentavo di respirare quella che di aria, non ne aveva l’aspetto. Ma non ci riuscivo.
Ero terrorizzata.
Avevo perso il controllo dei miei poteri.
Abbassai istintivamente lo sguardo sulle mie graziose e piccole mani, tremolanti. Erano insanguinate.
Andai immediatamente nel panico. Scoppiai a piangere, ero solo una bambina che si era spinta troppo oltre inconsapevolmente.
Alzai lo sguardo e vidi davanti a me una scia di cadaveri. Pensai immediatamente che fossi stata io e iniziai a urlare.
Improvvisamente, con un calcio, qualcuno aprì la porta alle mie spalle. Una donna mi puntò la luce di una torcia contro di esse, faceva da capo alla squadra di poliziotti che era appena entrata.
>-esclamò mia madre, correndo verso di me. Le armi dei poliziotti, erano puntate tutte su di me.
>
Quando mi fu abbastanza vicino, la abbracciai così forte che desiderai sprofondare in quel momento.
>-le rivelai, singhiozzando.
>-sussurrò, con una lacrima che le scendeva sul viso. E fece qualcosa che non mi sarei mai aspettata…mi iniettò un potente sedativo nel collo.
Sgranai gli occhi, alzando lo sguardo verso il suo e toccandomi il collo. Ero visibilmente delusa e spaventata dal suo gesto.
>-fu l’ultima cosa che riuscii a dire, prima di svenire.
Quando rinvenii, non ero più nel vecchio centro commerciale. Ero sdraiata a pancia in su, su una lastra di marmo.
Cercai di mettere a fuoco cosa avevo davanti a me: due sagome ai lati del mio corpo. Riuscivo a sentire la voce inconfondibile di mia madre e quella di un uomo che non conoscevo.
>-disse mamma, la sua voce riecheggiava quasi come fosse in lontananza.
Deglutii debolmente. Ora che mi era tutto più nitido, la vidi che mi stringeva forte la mano.
>-la richiamai, impaurita. La donna dai lunghi capelli rossi si voltò verso di me, sorridendomi debolmente. Aveva gli occhi verdi zuppi di lacrime secche.
Aveva appena finito di piangere.
>-disse, con voce spezzata, accarezzandomi la guancia.
>-la rimproverò, l’uomo. I due iniziarono a bisticciare, mentre mi domandava che cosa stesse succedendo.
Era tutto così improvviso e confusionario.
>-disse mamma.
>-controbbatteva, l’uomo dai capelli neri.
>-lo implorò mia madre. L’uomo sospirò, non potendo far altro che annuire alla disperazione di mia madre.
>-disse, avvertendola.
>-disse mia madre, decisa ma distrutta nell’animo. Il suo viso, era lacerato dalla più terribile delle sconfitte.
Quando vidi l’uomo avvicinare le sue grandi e spaventose mani sulla mia testa, iniziai a dimenarmi. Purtroppo, mi accorsi che ero legata alla lastra con delle cinghie di cuoio.
Rischiavo di farmi male ai polsi.
>-domandai, terrorizzata, alzando la voce. Nessuno mi rispondeva. Mamma semplicemente si portava la mano alla bocca, lasciando la presa sulla mia. E se ne andava, piangendo.
Urlai il suo nome, in preda al panico.
L’uomo si avvicinò quanto bastava per sussurrarmi:
>
Successe tutto così in fretta. Inarcai la schiena, quando sentii la sua magia scorrermi nelle vene. I miei occhi, iniziarono a brillare di un nero che assomigliava al vuoto totale.
Rimasi senza fiato per il dolore. Era come se mi stessero trapanando il cervello, scavandoci all’interno. Una lacrima rigò silenziosa il mio viso. Il cuore accellerava. Ero pietrificata, incapace di urlare.
E, per un attimo, mi vidi la vita passarmi davanti. Ripercorsi i ricordi della mia infanzia, fino a quel momento.
Svanirono tutti in un attimo.
Come una saetta improvvisa. Come una stella cadente, a cui non avevo fatto in tempo ad esprimere un desiderio.