Isabelle
È da quando avevo 11 anni, che faccio sempre lo stesso sogno.
Vedo frammenti di qualcosa che non ricordo sia mai successa. Ci sono io, un centro commerciale, e mia madre.
Non vedo altro, se non le mie mani piene di sangue. Il mio ex psicologo, dice che a volte i sogni sono solo le nostre paure più grandi.
È per questo, che annoto adesso ogni cosa che vedo. Così posso sconfiggere quella paura.
La mia mano, si muove sulla carta del block notes disegnando tutti i particolari dei miei sogni. Non sono granché, ma spero di capirci qualcosa.
Perchè mi stanno preoccupando.
Alzo lo sguardo verso il finestrino, sentendo la macchina che si è appena fermata davanti a un enorme castello.
Sono arrivata alla Morningstar Academy.
>-dice il tassista, allungando la mano verso i sedili di dietro. Dove ci sono io, Isabelle Foster.
Annuisco, poggiando carta e penna sul sedile per afferrare le banconote dalla tasca dei jeans. Gliele porgo, abbozzando un sorriso gentile.
>-gli dico, educata, uscendo dalla macchina e afferrando le mie valigie.
Una volta chiusa la portiera, l'autista abbassa il finestrino dal suo lato.
>-dice, così serio da lasciarmi di stucco. Corruccio le sopracciglia.
Perchè ha detto una cosa del genere?
Sto per dire qualcosa, ma rimette in moto e se ne va. Sarà un povero fanatico.
Mi volto verso l'enorme castello e tiro un respiro profondo, ispirando.
Forza Isabelle, puoi farcela.
Fancul0 l'ansia sociale.
Attraverso il grande cancello dorato, ricamato. Ai suoi lati, ci sono dei muri intorno a tutto l'istituto che fanno da protezione. Evidentemente.
Cammino per il cortile, osservando con meraviglia e ansia tutto ciò che ho davanti a me.
Una fontanella al centro del cortile, dalla quale esce acqua piuttosto ambigua, dal colore viola. Tutt'intorno, ci sono edifici di altezze diverse. Devono essere i piani di questo enorme posto dorato dai tetti blu. Davvero, non finisce più.
Vedo una cinquantina...forse cento studenti, intenti a chiacchierare tra di loro. Scambiarsi pareri con i professori. Scattarsi foto per i********:.
C'è un ragazzo dai capelli biondi, mossi, che mi passa affianco. Ha uno zaino blu. Indossa una maglietta nera, degli avenged sevenfold; un jeans cargo, color beige; delle nike bianche e una giacca di pelle nera sulle spalle.
Per un qualche motivo strano mi volto a guardarlo. E lui fa lo stesso.
Non so spiegare perché, appena mi è passato vicino, ho sentito questa forte tensione...una scarica elettrica.
Sono quasi certa di aver sentito qualcuno sussurrare:
"Isabelle".
Scuotendo la testa, scaccio via i miei pensieri.
Assurdo pensare che sia possibile che qualcuno qui conosca il mio nome.
Riprendo a camminare, fino a quando non mi ritrovo davanti una grande statua.
Mi fermo, curiosa, osservando l'uomo che ci hanno scolpito. Sembra stia combattendo un grosso gufo.
Buffo.
Leggo la scritta incisa su una lastra ai suoi piedi.
>
Wow, quindi c'è stata una guerra qui? Nella seconda dimensione?
Pensavo che queste cose succedessero solo sulla terra.
Improvvisamente, una ragazza mi affianca facendomi sobbalzare leggermente. Ero così assorta nei miei pensieri, che non l'ho vista arrivare.
>-dice, solare come un raggio di sole. Mi porge la mano. >-continua. Gliela stringo, per educazione, osservandola.
Sorrido, cordiale.
>
È una ragazza asiatica, dai capelli neri e gli occhi dello stesso colore. Indossa una maglietta nera e fucsia, corta; una gonna a righe bianche e nere, aderente; degli stivali lunghi neri e una giacca a vento lunga blu/nera.
>-dice, lasciandomi la mano.
Passeggiamo insieme per il cortile.
>-domando, curiosa.
Annuisce, salutando di tanto in tanto qualche amico.
>-spiega, così orgogliosa di quello che dice.
>-domando, non riuscendo a capire perché dovesse combattere un animale come quello di prima.
Si ferma e sospira, alzando le spalle.
>-spiega, facendo il segno delle virgolette con le dita.
>-domando.
Scuote la testa, riprendendo a camminare.
>-dice, emettendo una risatina e afferrando una sigaretta. Che accende, ovviamente. Cala un improvviso e imbarazzante silenzio. >-continua, poco dopo, osservandomi con curiosità.
Mi fermo, per poterle parlare meglio.
>-rispondo, sarcasticamente sottolineando strega.
Corruccia le sopracciglia confusa e allora scuoto la testa, arrossendo lievemente. Forse ho esagerato. >-continuo.
Sorride, dandomi una pacca sul braccio. Sembra una tipa abbastanza apposto e gentile.
>-dice. Osserva la collana che indosso, quella che mi ha regalato mia nonna prima di morire >-continua, afferrandola e scrutandola nei minimi particolari. Sembra piacerle.
>-rispondo. Rimane visibilmente stupita.
Alza di scatto lo sguardo, cambiando espressione.
>-domanda, seria. Scuoto la testa.
>
>-dice, con uno strano odore di impercettibile paura addosso. Quasi come si fosse congelata per un secondo.
>-domando, emettendo una risatina, curiosa. Sembra che abbia appena visto un fantasma.
Scuote la testa, tornando a sorridere.
>-risponde, riprendendo a camminare. La seguo, così evito di perdermi qui dentro.
>-dico, scherzando, ridendo.
>-dice, emettendo una risatina.
Camminiamo insieme, fino all'ingresso della scuola. Sto attenta a non prendere in pieno qualche ragazzo, dato che qui la folla si fa sempre più grande.
Deve essere il punto in cui si riuniscono gli studenti, prima delle lezioni.
Dove inizio a percepire qualcosa di strano...