Isabelle
Appena metto piede nel vasto corridoio dell'istituto, barcollo in preda a un giramento di testa.
Harper mi afferra prontamente da un braccio.
>-domanda. Annuisco, rimettendomi in piedi.
Che sensazione orribile...
>-rispondo, mentendo. L'ultima volta che mi sono sentita così improvvisamente debole, è stata lo scorso semestre.
Spero sia semplicemente un calo di zuccheri e non quello che penso io.
Mi mette un braccio attorno alle spalle, riprendendo a caminnare allegramente. Ha un sorriso che non toglie più.
E forse è meglio così.
>-esclama, eccitata. >
Passeggiamo per una enorme sala, in cui sono riuniti tutti i ragazzi. Sembra avere l'aspetto di un salone, al quale dà lo sbocco a due rampe di scale. Una a destra e l'altra a sinistra.
Infine, ci sono i corridoi.
Resto meravigliata dalla grandezza e bellezza di questo posto.
>-domando, curiosa.
Alle superiori dove andavo io, non c'era neanche la porta del bagno.
Qui, festeggiano pure.
>-risponde. Rimango visibilmente confusa. Ridacchia. >
Scuoto la testa, leggermente in imbarazzo.
>-dice, prendendomi per il polso e guidandomi fuori dalla scuola. In men che non si dica, ci ritroviamo sotto il sole cocente di settembre.
In una vasta distesa d'erba, su cui c'è allestito una grande specie di palcoscenico rivestito in gomma.
C'è un gruppo di ragazzi, attorno ad esso. Altri e due ragazzi, stanno combattendo corpo a corpo sul "palcoscenico".
L'uno contro l'altro.
>-domando, osservandoli. Ci avviciniamo quanto basta per osservarli.
>-risponde, iniziando a fare il tifo per il ragazzo moro.
> battaglia?...
Solo ora, mi accorgo del suo avversario.
Il ragazzo biondo. Quello di prima.
Gli ha appena tirato un pugno. Seguito da un calcio nello stomaco e una rotazione su se stesso, seguito da un altro calcio.
Provo dolore solo a guardare.
Il ragazzo moro cade per terra, sconfitto dal biondino. >-esclama Harper.
>-spiega, mentre i miei occhi seguono ogni movimento dei due ragazzi. >-continua.
In quel momento, isolo la sua voce perché quel ragazzo biondo e affascinante ha incominciato a guardarmi.
E di nuovo quella sensazione...
Se sta dicendo qualcosa, non la sento. È come se fossi costretta a tenere gli occhi incollati ai suoi. Qualcosa sussurra di nuovo il mio nome.
Solo ora posso notare bene i lineamenti definiti della sua mascella.
I capelli biondi, sudati. Gli occhi marroncini. I tatuaggi che ha sulle braccia. La divisa nera che indossa, simile a quella di un poliziotto. Solo
molto più bella.
Perchè ho come l'impressione che stia cercando di capire se mi conosce o meno?
Harper mi riporta alla realtà.
>-domanda. Annuisco, distogliendo lo sguardo dal ragazzo.
>-dico. Mi fa strada per andare dalla Williams.
~~~
Nell'ufficio della preside, osservo una piccola teca contenente un trofeo. Sembra essere una palla magica, si illumina.
È ipnotizzante. Non credevo che le streghe fossero capace di creare una meraviglia tale. È come se la luce, si flettesse nei miei occhi facendogli cambiare colore.
>-domanda, la Williams, dietro di me. >-continua.
Mi rimetto dritta, voltandomi verso di lei.
>-le dico, sincera, sfiorando i bordi di una scrivania marroncina. >-continuo, guardandomi attorno.
È il normale ufficio di una preside, ma c'è un tocco di originalità che lo rende diverso. Devo ancora capire quale.
>-dice, avviandosi verso la sua sedia e indicando quella di fronte a lei.
Mi siedo, comoda. Un gatto mi si avvicina, facendomi le fusa alla gamba. Sorrido, accarezzandogli la testolina.
>.
Annuisce.
>-risponde, iniziando a sfogliare il mio fascicolo. Suppongo.
>-domando, curiosa. Okay che la statua lo raffigura in battaglia, ma voglio sapere perché hanno omesso quale battaglia.
Che cosa è successo qui?
Sospira, togliendosi gli occhiali.
>-risponde, alzandosi e poggiandosi col sedere al bordo scrivania. Incrocia le braccia al petto.
>-la precedo. Solleva le sopracciglia, meravigliata.
>-domanda.
>-rispondo, arrossendo leggermente.
La williams, è una donna sulla sessantina. Non di più. Indossa un lungo abito formale, blu, e la sua pelle è curata. Truccata.
E assomiglia tanto al tizio nella statua.
>-continua, indicando qualcosa alle mie spalle.
Eseguo una torsione col busto, per vedere che appesa al muro dietro di me c'è una foto. Ritrae due donne, vestite come militari, circondate a loro volto da stessi soldati, con al centro un grosso gufo morto. Usato come trofeo.
Sorridono tutti, vittoriosi.
>-domando, voltandomi nella sua direzione.
>-spiega, sedendosi di nuovo al suo posto.
>-domando.
Scuote la testa, leggermente.
>-risponde.
>-dico. Non può semplicemente dirmi il perché? La curiosità mi sta uccidendo.
>-risponde.
>-dico, emettendo una leggera risatina nervosa.
Più che curiosa, ho paura possano ripresentarsi. Ho sempre avuto il cuore debole per i gufi.
Mi terrorizzano...
>-ripete. Cala uno strano e assordante silenzio. La osservo firmare delle carte.
>-domando. Devo prepararmi psicologicamente.
>-risponde, porgendomi un foglio. Lo afferro e mi alzo, ringraziandola. Mi volto per andarmene, quando la sua voce riecheggia di nuovo per la stanza. >-mi avverte, con così tanta serietà che mi fa rabbrividire.
Perchè non devo addentrarmi nella foresta?